La sua esperienza di rebirther lo porta a ripercorrere tappe di un’infanzia dimenticata, che si traduce in una pittura essenzialista, dove gli sguardi in primo piano di infanti fungono da traghettatori del nostro sguardo interiore verso una dimensione cosmica, antica e futura come il viaggio che Stanley Kubrick fa compiere all’astronauta Bowman in 2001 Odissea nello spazio.
Ad una tale odissea, interiorizzata e cosmica al tempo stesso, si riferisce la pittura di Zakamoto, che presenta alcuni punti di contatto con l’estetica giapponese dei manga, fumetti giocati esclusivamente sulle valenze emotive e narrative dell’immagine, che incontra nel colore un importante luogo di assimilazione del concetto, di esasperazione della realtà e di trasfigurazione dello spazio-tempo lineare in immagine fantasiosa.
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