Nicola Davide Angerame

La sua esperienza di rebirther lo porta a ripercorrere tappe di un’infanzia dimenticata, che si traduce in una pittura essenzialista, dove gli sguardi in primo piano di infanti fungono da traghettatori del nostro sguardo interiore verso una dimensione cosmica, antica e futura come il viaggio che Stanley Kubrick fa compiere all’astronauta Bowman in 2001 Odissea nello spazio.
Ad una tale odissea, interiorizzata e cosmica al tempo stesso, si riferisce la pittura di Zakamoto, che presenta alcuni punti di contatto con l’estetica giapponese dei manga, fumetti giocati esclusivamente sulle valenze emotive e narrative dell’immagine, che incontra nel colore un importante luogo di assimilazione del concetto, di esasperazione della realtà e di trasfigurazione dello spazio-tempo lineare in immagine fantasiosa.
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Andrea Diprè
La strada che porta al Sogno, dunque, è lunga, piena di sorprese, folgorazioni e imprevisti. E sul cammino incontro altri arditi cantastorie che aprono le porte dei loro mondi allo spettatore che voglia scoprire i segreti racchiusi nelle loro opere.
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Andrea Diprè

Alassio, galleria Arte è Kaos, 22 Settembre 2007
Orione, procacciatore di sogni, brilla nel freddo cielo boreale.
Mondi fantasmagorici, diafani e onirici si insinuano impalpabili sotto strati di pelle coriacea, e lì permangono fino a che lo schiaffo di una carezza non li stani, o fino a che non giunga la stagione del serpente-camaleonte. Allora essi divampano, esplodono, popolano il cielo a frotte, si tramutano in costellazioni opalescenti e rutilanti.
Qualche arcana alchimia li rende compenetrabili, ed essi, come impasto vellutato e voluttuoso, si mescolano, si aggrovigliano e si avviluppano senza più distinzione di colore, forma e appartenenza. Ecco che si consuma il seducente gioco delle metamorfosi: l’amato diventa amante, il folle savio, il maschile femminile, il sogno realtà, e l’altalena delle dicotomie e delle antitesi si alimenta e si perpetra come una danza tribale, dionisiaca e sensuale. Tutto è volubile, come cielo d'estate. Tutto scorre.
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Andrea Diprè
Andrea Diprè

C'è l'isola di Palumbo e c'è l'isola di Akira Zakamoto, un aristocratico agrimensore extraterrestre che ha per ippogrifo un astronave.
Io cerco di riconoscerla.
L'isola di Zakamoto sta sotto l'insegna della forma e della felicità
Come Palumbo, anch'egli è quasi astrale nei più riposti distillati di pensiero e risoluzione formale, infinitamente lontano dal senso di precarietà che è un'acquisizione della civiltà moderna, e tuttavia, quando lo si segue negli assolo della sua armonia, portatore di una pace che compone, in una specie di deliquio finale, le miserie e le fatiche della vita su questa terra.
Dunque Zakamoto è anche un uomo, o le sue creazioni altro non sono che immagini dell'alfabeto del nostro sogno, dei nostri infantili paradisi?
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Andrea Diprè

Rivoli, Torre della filanda, 23 Settembre 200
Il potere dei sogni. Così meravigliosamente smisurato, il potere dei sogni, da suggerire fiabe all’orecchio omerico di cantori di ogni dove, da sublimare l’essere alla dimensione semi-divina che tutto concede e può. Può creare, vivere di un’intensità millenaria, modellare paesaggi mentali in cui i protagonisti si alternano ma condividono, sempre, un non spazio, in cui l’unico escluso è il reale. E quando a sognare sono i pittori, con la netta volontà di raccontarli i sogni, attraverso linguaggi espressivi che conducano lo sguardo dell’estraneo fin dentro la natura dell’onirico, allora si assiste a un miracolo. Di chi trasforma in segno ciò che per gli altri rimane astratto, di chi dà forma e sfumature al sogno, di chi racconta una favola intrecciata alle pennellate, che ad ogni cambio di colore si gira pagina.
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Andrea Diprè
Osservare un quadro o una scultura e mangiarsi una torta o una pizza non sono, tutto sommato, attività molto diverse. Ci sono due modi per farlo. Il primo: non pensare, assaporare forme e colori, sapori e profumi con la metà destra del cervello, quella che si occupa delle emozioni. Il secondo: servirsi della metà sinistra, quella razionale, per capire quali sono gli ingredienti, come e perché sono stati combinati e trattati. Il modo giusto è il primo, ma anche il secondo può essere utile - a patto che non sia fine a se stesso ma ci aiuti ad abbandonarci in modo più consapevole alle sensazioni che il succulento piatto che abbiamo dinanzi ci suggerisce. Se poi ti pare irriverente paragonare un dipinto di Akira Zakamoto a una altrettanto variopinta pizza quattro stagioni, ricorda che l’arte del Novecento ha avuto sovente fra le sue principali caratteristiche l’irriverenza: perciò parlare in modo irriverente di un artista che vive a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo mi pare perfettamente lecito. Scopriamo dunque, uno per uno, gli ingredienti.
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